top of page

Giornalino Cascina delle Grazie - 4/5/2024

  • francescozappino1
  • 4 mag 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Buongiorno


Finalmente una giornata di sole!


Stiamo alimentando le api perché resistano a questo ritorno di autunno.

Intanto la fioritura delle acacie è già cominciata e tra 15 giorni finirà, un conto alla rovescia inesorabile, pioggia o non pioggia il tempo passa e anche le giornate in cui le api dovrebbero raccogliere ma stanno a guardare la pioggia dal predellino.


Un altro lavoro da fare in inverno è quello del recupero della cera.

La cera si recupera dai telaini rotti, da costruzioni di cera che fanno le api attorno ai telaini, ma sopratutto dalla cera dell'opercolo; nella foto allegata del telaino opercolato si vede quello strato di cera che le api mettono a protezione del miele.

Durante la smielatura questa cera viene tolta e conservata.

La fusione "artigianale" della cera si può fare anche in una pentola brutta (rimane rovinata)

si mette acqua e la si mette a scaldare, intanto si mettono tutti i pezzi di cera recuperata durante la stagione a bagno nell'acqua.

Il calore dell'acqua scioglierà la cera, quando è completamente sciolta la si versa in un secchio filtrandola con una juta.

La cera raffreddandosi galleggia e le impurità vanno sul fondo.

Il foto la cera pulita e qualche ape che, sentendo il profumo è arrivata a vedere cosa stavo facendo.

Questa cera sarà data ad una cooperativa che stampa fogli cerei da ridare alle api per costruire nuovi nidi.

Una parte può essere venduta a clienti che la usano a fare creme con ricette casalinghe.

Un tempo le api venivano allevate sopratutto per la loro produzione di cera, il miele era un prodotto secondario.

La cera è un idrocarburo e prima dell'avvento del petrolio essa veniva usata per fare candele ma anche come base per fare un olio combustibile per lumi e lanterne.


A presto


Matteo Zappino




Commenti


bottom of page